Questo sono io nel mio primo ambiente di pesca.

Cheppie, belle e potenti cheppie.

Pesci d’acqua salata che risalgono il Po per andare a riprodursi nel Taro, un piccolo affluente che nasce nell’appennino emiliano e attraversa la pianura di Parma.

Qui mi è stata insegnata la pesca a mosca, partendo dalla sfida con questi migratori che portano la forza del mare fino al cuore della Valpadana.

Poi è arrivata l’acqua vera e con essa l’amore che dura una vita.

L’Adige, il Chiese, il Sarca, i temoli, le fario, i salmerini, le marmorate e c’è da perderci la testa. Ci si ritrova in un mondo fantastico di acque limpide da inseguire fino ai piedi dei ghiacciai, trasportati da una voglia insaziabile di scoprire cosa si nasconda dietro a ogni sasso, cosa salirà in bollata domani, cosa schiuderà sotto il sole di maggio e tra le gocce delle piogge di settembre.

La pesca a mosca è vivere l’acqua, un bel vivere. È l’abilità tecnica nel lancio, il sapersi far aiutare dalla canna a offrire la mosca al pesce. Conoscere gli insetti, leggere le correnti grandi e piccole, capire le buche e concentrarsi sul mondo vero, perché non c’è che da ingannare altri che noi stessi.

È una delle poche cose autentiche.

Ci siamo solo noi, l’acqua e il pesce. Se leggiamo bene l’acqua e lanciamo bene la giusta esca, catturiamo il pesce. Non ci sono trucchi, scorciatoie o preferenze: è pura realtà; perché nel FlyFishing come in nessun’altra pesca si affrontano subito le conseguenze delle proprie azioni ed è per questa immediata, brutale sincerità che me ne sono innamorato.

La costruzione… Ho iniziato spinto dalla voglia di provare quella sottile soddisfazione che vedevo negli occhi del mio maestro quando catturava con qualcosa di suo, per poter trarre quella piccola dose d’orgoglio in più che viene dal sapere d’essere riusciti pienamente nella cattura: lancio, posa, inganno, bollata, ferrata, recupero e rilascio.

Come in tutte le attività artigianali, ci vuole poco per capire come fare e ci vuole una vita per capire come fare bene.

Poi non c’è che la pratica, tanta pratica quotidiana che a ogni centinaio di mosche ti fa intuire che c’è un nuovo aspetto da considerare. Fissa l’amo, passa il filo, applica il dubbing, metti la piuma, crea la mosca, rifinisci, chiudi e fissa un altro amo: non ci sono scorciatoie.
Si ripete migliaia di volte per scoprire che si può sempre fare meglio.

Il modo più puramente umano di essere al mondo.

L’aspetto che più mi appassiona nel costruire è vedere come la continua evoluzione dei materiali si unisca all’uso di materie prime squisitamente naturali, come le piume con il tungsteno o il foam con il pelo di cervo.
In questo vedo molto dello spirito del flyfishing moderno: vivere il contatto con la natura attraverso la tecnica, figlia prediletta dell’animo umano.

La produzione è artigianale e posso quindi realizzare dressing su misura. Basta una telefonata, un messaggio su Whatsapp, Facebook o Instagram oppure una mail per far partire un progetto.

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