Guida professionale di pesca in Italia

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Trentino

Il Trentino con i suoi fiumi, torrenti d’alta quota, grandi fiumi di fondovalle, laghi alpini, ha da offrire un panorama vastissimo, per tutte le tecniche di pesca a mosca!

 

 

 

Alto Chiese

Il torrente Chiese nasce dal ghiacciaio dell’Adamello e da marzo a settembre ha acque cristalline, non molto profonde, ideali per la pesca a secca. Nella parte più alta, ai piedi del ghiacciaio, si snoda allegro in una delle valli più belle delle nostre Alpi: la val di Fumo. È qui che l’amante della natura impazzisce per la felicità: un’ampia vallata glaciale, facile da raggiungere a piedi, con le forme morbide dell’altopiano e cento riali che scendono dai fianchi e vanno a tuffarsi in Chiese. Un prato dolce come ce lo si aspetterebbe migliaia di metri più a valle, attraversato da un torrente azzurro con il fondo fatto di ciottoli levigati di granito bianco, il tutto circondato da una corona di cime alpine feroci che ci fanno ricordare come sia dura e aspra la vita in alta montagna. Non è un caso che si dica di andare a fare due passi in paradiso, quando si sale lassù.

Il pesce della val di Fumo rispecchia il paesaggio che lo circonda: salmerini e trote selvaggi e feroci, magnifici nei colori e nelle forme, ma anche temprati da una vita dura, da inverni lunghi in cui il torrente rimane sepolto da metri di neve. Non si sale a 2000m per cercare il pesce di taglia, qui già 20cm sono da foto e 30 da museo, ma per incontrare i più audaci tra i salmonidi, quelli che vanno a mangiare le cavallette in mezzo al prato quando il Chiese esonda nei prati, quelle che risalgono il riale più piccolo in cerca della formica caduta. È un’esperienza che tutti dovrebbero fare, almeno una volta.

Nella parte più bassa si hanno zone estremamente facili da raggiungere, con parcheggi lato fiume, temperature più alte (sia dentro che fuori dall’acqua) e un fiume che ricopre a pieno il suo ruolo di creatore di vita. L’acqua resta trasparente, la conformazione cambia e compaiono lunghe lame, raschi, buche e correntini, il tutto intervallato da briglie che continuano a mantenere alta l’ossigenazione. È tutta una schiusa d’insetti, con il fondo tappezzato dai gusci dei portasassi e le effimere che ti risalgono lungo gli wader per volarti via dal giubbetto. Qui la taglia cresce, ma anche la varietà, e, se la trota rimane protagonista, al salmerino si sostituisce il temolo.

È un fiume completo per il pescatore a mosca: dalla secca, alla ninfa, allo streamer, c’è posto per tutte le tecniche.

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Alto Sarca

Il tratto alto del fiume Sarca è il più vario. Dovranno passare parecchi chilometri prima che si trasformi in quel placido fiume di fondovalle che sfocia nel lago di Garda. Qui ho imparato la pesca mosca alla trota e qui le cose assumono dimensioni importanti. Nel Sarca nuotano fario, marmorate e ibridi di tutto rispetto; conseguentemente le tecniche possibili sono le più varie. La pesca a ninfa paga molto spesso, ma è il divertimento delle schiuse generose in primavera ed autunno a far fare delle pescate memorabili. Le marmorate sono abbondanti e si ha la fortuna di poter incontrare pesci di taglia importante e, se si parte con la giusta motivazione e la giusta attrezzatura, si possono anche portare a guadino. È un fiume con tratti tecnici, che offre ai pescatori più smaliziati la possibilità di mettersi alla prova in scenari complessi. È anche un fiume con zone di ottima accessibilità alle sponde, per chi vuole entrare subito in pesca o per chi non può o non vuole imbarcarsi in camminate di varia lunghezza.

Il massimo della resa lo si ha nel periodo primaverile e alla fine dell’estate, cosa particolarmente comoda per il clima piacevole che si incontra sul fiume

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Val di Sole

Noce, Rabbies e Vermigliana. Il trio della trota. Il Noce ha la dimensione del torrente, ma è un fiume vero, molto tecnico e non regala nulla. Un fiume che la pesca a secca vede come un banco di prova impegnativo e la ninfa come un gran bel posto in cui stare a primavera e a fine estate. Ha due affluenti parimenti rabbiosi, il Rabbies e la Vermigliana, dove si trova del vero pesce selvaggio e combattivo e dove la forza dell’acqua è impegnativa da affrontare. Lungo il Rabbies, la riserva “le Marinolde” composta da una zona di decennale No-Kill e da una zona che è rimasta divieto di pesca per oltre vent’anni, è la zona ideale per la ricerca di grosse trote fario e di marmorate impossibili da dimenticare

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Val di Fiemme

L’Avisio in Val di Fiemme è un fiume vero, che scorre in un’ampia valle di fianco della strada principale ed è accessibile in ogni tratto. È senz’altro il regno indiscusso della marmorata: qui si incontrano tutte le taglie, segno di un ambiente sano, e con qualche accorgimento si fanno catture in quantità. È un fiume con una buona pescosità durante tutta la stagione e agli amanti del wet wading, permette di godersi fantastiche giornate di pesca in risalita.

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Val di Non

Il fiume Noce in val di Non è profondamente diverso dalla val di Sole. Un contesto particolare, fatto di acque non profonde, a tratti lente, grandi lame e in generale spot in cui è possibile godersi la possibilità di pescare su distanze maggiori, rispetto al tratto a monte. In piena estate è un’ottima zona per la pesca a secca, con schiuse generose e pesci attivi.

Non si deve però pensare che sia un tratto semplice: presenta una sua tecnicità e richiede un approccio cauto, prima di regalare le catture più belle. Qui si incontrano splendide marmorate e fario di torrente, anche di taglia importante, ed è necessario conoscere una o due cose per non compromettere la giornata di pesca. È un tratto dall’accessibilità semplice, sulla maggior parte della sua lunghezza, ma si possono avere zone più remote da raggiungere, camminando un po’.

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La pesca a mosca a Verona: Adige e Fibbio

In provincia di Verona, l’Adige è un fiume che non ho difficoltà a definire tremendo. Ci vogliono anni per capire come funziona, altri anni per trovare gli spot e due giorni di piena violenta per vedere tutto il letto stravolto. È un fiume pieno di pesce, incredibilmente pieno di pesce, ma da qui a dire che se ne prende tanto e sempre il passo è molto lungo. Ha un carattere capriccioso, testardo e alle volte sorprendentemente generoso. La pesca a mosca apre a febbraio e chiude a fine novembre a Verona città, fine ottobre nelle zone NoKill e Trofeo, ma di tutti questi giorni a disposizione, solo pochi sono pescabili. Febbraio, marzo e quando va veramente bene aprile, poi la sua immensa rete d’affluenti lo sporca fino a settembre inoltrato.

Di fatto è un fiume in cui si pesca tre mesi l’anno.

Questo però significa che il pesce non è sempre disturbato come in altri posti, che la grossa e la grossissima trota si possono trovare tranquillamente sottoriva, che all’improvviso può scatenarsi una schiusa folle e l’acqua si riempia di pesce in maniera inspiegabile.

Non lo nascondo, per anni è stato la mia bestia nera, ma fortunatamente una bestia che la pazienza e la conoscenza degli spot riescono a domare.

Il tratto a nord di Verona è quello più naturale, in cui il fiume serpenteggia sul fondo della valle e crea isole, raschi, buche, lame e lanche liberamente. È un tratto che regala catture da leggenda, ma anche frustrazioni feroci.

Il tratto cittadino è quello più sorprendete per qualità e quantità di catture, specialmente a novembre. Si sarebbe portati a pensare di trovarvi solo iridee di pronta pesca, invece si catturano temoli potenti, marmorate rustiche e farioni spettacolari.

La pesca a mosca in un contesto urbano sembra una cosa strana, ma qui si parla di un fiume largo anche 100 metri, capace di creare lame infinite e buche profonde attraversate da correnti imponenti. È un tratto con fondo ghiaioso. Bei ciottoli di fiume levigati e uniformi. Qui si entra in acqua tutto l’anno, si cammina tranquilli senza preoccuparsi di inciampare e si può sfoderare una canna a due mani per andare in cerca del marmoratone di tutti rispetto, magari catturato sotto un ponte romano dell’anno 100. Vale la pena farci un giro.

Il Fibbio è una risorgiva che scorre a est di Verona, assomiglia a un tipico chalk stream inglese. L’acqua è cristallina e ha una temperatura costante attorno agli 11°C. È un fiume da secca, un fiume dove impazzire cercando di dominarne gli infiniti gorghi e prevenire il dragaggio. È ben popolato da fario, con qualche iridea di taglia assurdamente grande che gira incutendo terrore e riverenza. Questo è il rifugio del moschista veronese durante la lunga stagione di non pescabilità dell’Adige, specialmente durante le lunghe sere d’estate in cui le schiuse di sedge regalano dei coup de soir memorabili.

Negli anni la taglia media è andata crescendo e ora il tratto NoKill è ben popolato di farioni da copertina, cosa che attira numerosi amanti dello streamer in cerca di grandi emozioni.

La secca la fa da padrona qui, ma tutte le tecniche di mosca sono permesse e danno soddisfazioni importanti.

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La pesca alla cheppia: il fiume Taro

Cheppie, belle e potenti cheppie.

Pesci d’acqua salata che risalgono il Po per andare a riprodursi nel Taro, un piccolo affluente che nasce nell’appennino emiliano e attraversa la pianura di Parma. Qui mi è stata insegnata la pesca a mosca, partendo dalla sfida con questi migratori che portano la forza del mare fino al cuore della Valpadana.

Di fatto, il salmone italiano.

La pesca alla cheppia è fortemente stagionale: si segue la corrente migratoria che inizia grossomodo attorno alla metà di aprile e si protrae finché dura l’acqua in Taro, solitamente verso la metà di giugno. Una volta accertata la presenza dei branchi, la pesca avviene ai cambi di luce, quindi alba e tramonto.
È una pesca fatta di piccoli streamer e recuperi veloci: la punta della canna sommersa e continui scatti per stimolare l’aggressività, mentre si passa a pelo sopra il branco.

Le femmine sono ben più grandi dei maschi, arrivando fino ai 50-55cm, e hanno una difesa energica e fulminea. I maschi hanno una taglia che raggiunge al massimo i 40cm, con una media attorno ai 30cm.

La pescata a cheppie è un’esperienza che può essere trionfale, con serate oltre le cento catture, o profondamente frustrante ai limiti del cappotto.

Sicuramente da provare.

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